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日志


4月19日

Puzza ...... di tirocinante

Purtroppo il mio tirocinio in 3° chirurgia sta per finire, e domani, insieme alla professoressa, dovremo tirare fuori tutto quello che abbiamo imparato in questi giorni.

Per me è stata più una gita, al contrario dei miei compagni non ho ancora le conoscenze adatte per usufruire al pieno delle esperienze che abbiamo fatto, ma una cosa l’ho capita.

L’ospedale puzza!

L’entrata puzza di gas di scarico delle macchine in sosta, che aspettano i parenti appena dimessi, il corridoio puzza di mensa, l’ascensore ha un odore di ascelle miste a peti, e il reparto ha il classico odore di disinfettante.

Ma l’odore di cui è più pregno è la puzza di tirocinante. I tirocinanti puzzano.

I tirocinanti del terzo anno puzzano di paura, quando si trovano spaesati per i corridoi, incapaci di chiedere informazioni per timore di essere scoperti impreparati da un chicchessia pseudo professore, l’odore diventa più acre quando lo specializzando di turno saggia le loro conoscenze di semeiotica con qualche domanda, giusto per capire il livello di preparazione del gruppo. La puzza di vero terrore si sente quando sono abbandonati da soli con un paziente per cominciare l’interrogatorio dell’anamnesi, e peggio ancora quando devono chiedere alla loro vittima/carnefice di spogliarsi per passare all’esame obiettivo.

I tirocinanti del quarto, invece, puzzano di superbia. Si aggirano sicuri per i reparti con passo deciso, consci dell’importanza del proprio senso dell’orientamento, fondamentale in questo campo. Ridono e scherzano in corridoio e sanno perfettamente dove si trovano le macchinette del caffè, con i loro camici perfetti e lo stetoscopio alla moda.

I tirocinanti del quinto e del sesto sono diversi, penso che faccia parte di un processo evolutivo. Quelli del quinto sono le ombre dello specializzando e del professore, li seguono in fila indiana senza fiatare, mentre quelli del sesto assumono anche una postura leggermente curva, in modo da nascondersi uno dietro l’altro ed essere pronti ad inginocchiarsi quando si incrocia uno dei capoccia. Questi puzzano di fiatella da culo, si sono resi conto che se non ti prostituisci non impari e non vai più avanti.

Cosa decisamente diversa sono quelli del tirocinio post-laurea, essi sono asettici. Sono dei fantasmi che cercano di mantenere il più possibile l’invisibilità, si nascondono dietro di noi per celare la loro presenza, per paura che qualche interno decida di fargli fare qualcosa che ovviamente non sono ancora in grado di fare o per paura di fare brutta figura. Si riempiono il taschino di penne, in modo da celare la scritta “Dott” che capeggia sul bordo, in modo da non essere importunati dai petulanti pulcini spaesati del terzo o da pazienti e familiari che si sono perduti.

Gli specializzandi puzzano di sonno, di caffeina, di sigarette mezze fumate, di deodorante spruzzato attraverso i vestiti, di “Padana Everest” troppo inamidate, di gel per cercare di mascherare la rivolta di capelli da troppo tempo non pettinati. Si riconoscono con un colpo d’occhio, oltre ad essere distrutti dalle 26 ore dei turni di guardia sono gli unici a non sembrare pazienti a cui è stato buttato addosso un camice. Sotto la tunica lisa infatti portano gli zoccoli e la divisa da interno, oltre ad avere sempre qualche foglio e qualche penna che cerca di evadere da ogni tasca.

Adesso devo mettermi davvero sotto, basta cazzate, voglio sapere dove sono le macchinette del caffè, e perché no? Voglio aver bisogno del deodorante anch’io!